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nostro inviato a Paluzza (Udine)
Scordate il mare. Dimenticate la pianura. Non fermatevi nemmeno in collina. Perché per capire bisogna salire fin quassù, fino in Carnia, l’angolo più segreto della regione più remota d’Italia. È il Friuli di montagna, terra dolcemente aspra dove i volti sembrano scolpiti nella roccia, le mani intagliate nel faggio, mentre gli occhi sono di un azzurro unico, che è soltanto di qui, marchio di fabbrica rubato all’acqua del Tagliamento. Per non dire del carattere, al cui confronto quello degli «altri» friulani – ed è tutto dire – sembra malleabile come burro di malga. Bisogna salire perché è quassù che si può comprendere sia la mite caparbietà laica di Beppino Englaro, il papà di Eluana, carnico di Paluzza, sia il suo esatto opposto, impastato di una religiosità ruvida e profonda, fatta di pochi concetti e di ancor meno parole. Sono i due volti di un’unica gente – sarebbe meglio dire di una gente unica – che tuttavia riescono a convivere in armonia, rispettandosi sempre, senza quel vociare che arriva da laggiù, dalla valle. Fastidioso.
«Davanti a una simile tragedia siamo spaesati e imbarazzati, perché mentre condividiamo il dramma dei genitori, al tempo stesso non possiamo che continuare a chiederci se davvero Eluana non sia più una persona», sospira don Tarcisio Puntel, pastore di queste 2.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=306387
A rrivato in Val Tidone nella casa di Carlo Zucca Alessandrelli, fondatore della terapia psicoanalitica di gruppo a Milano ed esperto nella terapia delle tossicodipendenze, avevo soltanto voglia di annusare un fiore. Parlare di Milano, no; tanto meno dal punto di vista psicologico, sebbene Zucca sia uno dei maggiori psicanalisti milanesi degli ultimi decenni. A un certo punto, ci siamo ricordati del «malato lontano» – la città – e della sua cartella clinica dove,, tra le molte patologie, sta scritta in rosso anche questa: solitudine…«La solitudine – ha commentato Zucca – è l’altra faccia di un malessere che sta diventando un’emergenza sociale e culturale: la dipendenza. Dal lavoro, dagli psicofarmaci, dal gioco d’azzardo, dalla pornografia, persino dalla solitudine stessa. A Milano pensiamo alla diffusione della cocaina».Lei è appunto uno studioso di addiction…«La storia parte da lontano: dal Paolo Pini, dove all’inizio degli anni Settanta stavo facendo il mio tirocinio nel Servizio di Psicologia Clinica. Fu in quel periodo che esplose il fenomeno della droga. Cominciarono ad arrivarci ragazzi – persino dal distretto militare – che presentavano sintomi molto strani. Pian piano confessarono di assumere hashish, oppure acido lisergico, sulla scia di Timothy Leary. Poi arrivò l’eroina, dal giugno 1972».Data precisissima… «L’impressione dei ragazzi che ascoltai all’epoca fu quella che qualcuno avesse aperto un mercato, e in modo massiccio.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302887