Fourotel’s Weblog


Sci, sorpresa Brignone: primo podio in carriera per la giovane azzurra
Novembre 29, 2009, 12:23 pm
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Sci, sorpresa Brignone: primo podio in carriera per la giovane azzurra

Gigante di Aspen, la 19enne Federica è terza.

ASPEN (Stati Uniti) – Primo podio in carriera a soli 19 anni per l’azzurra Federica Brignone, terza nel gigante di coppa del mondo di Aspen.

LA GARA DI FEDERICA – Figlia di Daniele e di Ninna Quario, ex valanga Rosa ed ora giornalista dello sci, Federica era partita con il pettorale 34 e nella prima manche a sorpresa aveva chiuso all’ottavo posto, migliore azzurra.

Nella prova valida per la Coppa del Mondo di sci alpino, Cuche ha preceduto tutti con il tempo di 1′50«31, staccando Heel di 44 centesimi.

Fonte:
http://www.corriere.it/sport/09_novembre_28/sci-brignone-terza_573a0350-dc63-11de-abb8-00144f02aabc.shtml



Il campione e l’epilessia: corro senza nascondermi
Maggio 7, 2009, 6:22 pm
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Mai, non smetterò mai», giura Salvatore Antibo, al telefono da Altofonte, in provincia di Palermo, il suo paese, in sottofondo i rumori di una casa animata dalle voci di moglie e figli.

Soffre maledettamente nel ricordare quel giorno il grande Totò: «E sa come mai ne parlo con lei, perché accetto di pugnalarmi ancora, cara signora, io che neanche pagato, dopo quello che mi è successo, accenderei la tivù durante i Mondiali’

Meno di una passeggiata per lui che ne macinava 180 a settimana: «La corsa è la mia vita, non la lascerei neppure se rischiassi di morire.

Oggi le cure sono più efficaci, la chirurgia con impianto di pacemaker al cervello o di stimolatori per ripristinare l’elettricità cerebrale con l’impianto di un elettrodo è un’alternativa consolidata per i pazienti refrattari ai farmaci, un terzo circa dei casi.

Fonte:
http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_29/campione_epilessia_nascondermi_54dc9e54-3481-11de-b6cb-00144f02aabc.shtml



Acqua ai privati, bollette da usura. Il nuovo oro è blu – Economia
Settembre 17, 2008, 6:27 pm
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Più preziosa dell’oro, più redditizia del petrolio. In Italia l’acqua, da bene primario, da diritto fondamentale si sta trasformando in merce per multinazionali. Un business sempre più redditizio. Negli ultimi cinque anni le tariffe sono aumentate in media del 35 per cento. Una crescita seconda solo a quella del greggio. E figlia di una privatizzazione feroce, compiuta in nome di una falsa efficienza. Ottenuta, spesso, con la complicità delle istituzioni pubbliche che, per incompetenza o per colpa, hanno abbandonato agli appetiti dei privati il controllo e la gestione del sistema idrico.Il punto di svolta è il 5 gennaio del 1994 con la Legge Galli (poi confluita nell’aprile 2006 nel Codice Ambientale) che viene emanata con l’obiettivo di semplificare la gestione pubblica delle acque, all’epoca ripartita tra ben novemila diversi soggetti. Vengono definiti 91 Ato (Ambiti territoriali ottimali), ovvero le aree di riferimento per la fornitura dei servizi idrici. Ciascun Ato è posto sotto il controllo degli enti locali. I quali, però, hanno spesso il doppio ruolo di azionisti affiancando i privati. Che in un mercato potenziale da 8 miliardi di euro si ficcano a capofitto. Come ‘Acea’ o le multinazionali francesi ‘Suez’ e ‘Veolia’, che tra gestione e incroci azionari, si stanno mangiando fette di territorio a costo quasi zero. Perché i privati nell’acqua non investono o investono poco. Neanche il 10 per cento del dovuto.Come rilevato dall’Antitrust, per l’acqua si assiste alla sostituzione di monopoli pubblici con monopoli privati.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79031



Brera soffocata dall’arte: troppi quadri in poco spazio
Agosto 4, 2008, 5:04 am
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A fare gli onori di casa a Brera sono Luini e Bramante: peccato che senza audioguida – 3,50 euro extra biglietto – non ci sia possibilità di saperlo: non ci sono didascalie. Benvenuti a Brera, soprattutto se siete studenti, ma solo se studiate arte e appartenete alla Comunità europea o ad un altro pugno di Paesi «convenzionati». Altrimenti, sorry, prezzo pieno. Brochure striminzita con uno sketch del labirinto, pardon, del museo, e in bocca al lupo: questo è l’unico viatico per le 38 sale. Girato il primo angolo è già Mantegna, con il Cristo morto, uno dei must: di solito lo si supera senza accorgersi, tanto è basso il profilo con cui è sistemato, accanto a due, pur eccellenti, opere del cognato Bellini. Sarà snobismo italico o la cronica mancanza di spazi? L’eccessiva densità di opere procura i suoi danni: già alla vista delle enormi tele del Tintoretto i sintomi della sindrome di Stendhal sono conclamati: senza nemmeno troppi sensi di colpa si tira un sospiro di sollievo di fronte al «solito» gruppo di sale chiuse. I problemi di Brera sono gli stessi da sempre: poco spazio, tanta offerta, ci salverà la Grande Brera che verrà. Ma nel frattempo è paradossale che il museo totalizzi solo lo stesso numero di visitatori del Cenacolo e che ci siano didascalie spesso minuscole e cartoncini bilingue, ma solo in consultazione. Chi imbocchi i due corridoi laterali rischia di inciampare letteralmente nel generoso profilo bronzeo della «Pomona» di Marini e di non capire che cosa facciano schierati in batteria tutti quei «moderni», Carrà, De Pisis e Morandi.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280677



«Io, assolto per il G8 Trattato da boia senza sapere perché»
Luglio 16, 2008, 12:26 pm
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da GenovaTre anni e mezzo di carcere. Per essere responsabile di tutti i reati commessi a Bolzaneto, nella caserma trasformata in carcere per il G8. Lui, il colonnello delle guardie carcerarie, diventato generale di un corpo militare destinato a sparire per esaurimento, era uno dei «pezzi grossi» contro cui avevano puntato l’indice i pubblici ministeri. Assolto. Con la formula più piena. Assolto, ma dopo sette anni.Generale Oronzo Doria, come li ha vissuti?«Le racconto solo un episodio. È accaduto cinque o sei mesi fa. Mia figlia ha aperto un sito internet di anarchici, che non sono più riuscito a rintracciare. C’era la hit parade dei boia. Be’, ero messo bene».Come l’ha presa sua figlia?«Per fortuna ha 27 anni. Comunque per la famiglia è stato un momento difficilissimo».Ora è finita.«C’è soddisfazione per la sentenza, e per aver trovato un giudice sereno, è chiaro. Ma anche tanta amarezza, per essere entrato in una storia senza neppure sapere perché».Be’, non era il più alto in grado a Bolzaneto?«No, assolutamente. C’era il responsabile del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. E due colleghi che avevano il grado di generale. Io avevo ancora sulle mostrine quello da colonnello. E comunque avevo altri compiti, non certo quello di trattare i detenuti».Quale compito aveva?«Di fare da collegamento con le altre amministrazioni. Io sono entrato nel G8 perché prima del vertice c’era da organizzare tutto l’aspetto logistico, e io ero la persona che su Genova poteva sistemare tutto».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=276364