Fourotel’s Weblog


«Una città di dopati»
Novembre 2, 2008, 3:40 pm
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A rrivato in Val Tidone nella casa di Carlo Zucca Alessandrelli, fondatore della terapia psicoanalitica di gruppo a Milano ed esperto nella terapia delle tossicodipendenze, avevo soltanto voglia di annusare un fiore. Parlare di Milano, no; tanto meno dal punto di vista psicologico, sebbene Zucca sia uno dei maggiori psicanalisti milanesi degli ultimi decenni. A un certo punto, ci siamo ricordati del «malato lontano» – la città – e della sua cartella clinica dove,, tra le molte patologie, sta scritta in rosso anche questa: solitudine…«La solitudine – ha commentato Zucca – è l’altra faccia di un malessere che sta diventando un’emergenza sociale e culturale: la dipendenza. Dal lavoro, dagli psicofarmaci, dal gioco d’azzardo, dalla pornografia, persino dalla solitudine stessa. A Milano pensiamo alla diffusione della cocaina».Lei è appunto uno studioso di addiction…«La storia parte da lontano: dal Paolo Pini, dove all’inizio degli anni Settanta stavo facendo il mio tirocinio nel Servizio di Psicologia Clinica. Fu in quel periodo che esplose il fenomeno della droga. Cominciarono ad arrivarci ragazzi – persino dal distretto militare – che presentavano sintomi molto strani. Pian piano confessarono di assumere hashish, oppure acido lisergico, sulla scia di Timothy Leary. Poi arrivò l’eroina, dal giugno 1972».Data precisissima… «L’impressione dei ragazzi che ascoltai all’epoca fu quella che qualcuno avesse aperto un mercato, e in modo massiccio.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302887



Immunità: la vittoria della Casta
Giugno 30, 2008, 5:31 pm
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I tre provvedimenti del governo sulla giustizia finiscono di raderla al suolo. Come sempre, per giustificarne l’approvazione si è chiamata in aiuto l’esperienza degli altri paesi senza la minima informazione per chi l’ha fatto e senza entrare nel merito, con il necessario puntiglio, da parte dei contraddittori che preferiscono i comizi ad una informazione precisa, tanto più necessaria dal momento che i cittadini sono assuefatti alla tv che, tranne lodevoli eccezioni, disinforma. Bene ha fatto l’Unità a ricordare sinteticamente cosa accade negli altri paesi europei e negli Stati Uniti riguardo alle alte cariche dello Stato. Questo giornale aveva pubblicato il libro ‘La legge dell’impunità’, sul Lodo Schifani, nel quale ripercorrevo le vicende italiane dallo Statuto Albertino ed europee sulle prerogative dei parlamentari e dei governanti. Ora desidero aggiungere che anche nei Paesi Bassi, in Belgio, Lussenburgo, Svezia, Finlandia, Danimarca e Portogallo, non esiste ombra di immunità né per il capo del governo né per i ministri. Non solo, in nessun paese civile e democratico, sarebbe pensabile di introdurre leggi di salvaguardia assoluta delle alte cariche dello Stato mentre si svolge un processo per reati gravi come può essere quello per corruzione in atti giudiziari. La proposta del governo, come hanno spiegato noti costituzionalisti, è palesemente incostituzionale perché stravolge il principio cardine dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge( articoli 3 e 24) e, se proprio si volesse approvarla, bisognerebbe passare per le strettoie della legge costituzionale, con doppia lettura parlamentare e referendum nel caso mancasse la maggioranza dei due terzi.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76717



Morirono in quattro, l’azienda chiede i danni
Giugno 30, 2008, 5:29 pm
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Era sabato e avevano fretta. Sono morti, la colpa è la loro. Morirono in quattro, due anni, fa alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno, in provincia di Perugia. E ora, l’azienda chiede ai familiari delle vittime di risarcire i danni: a uccidere, sostengono, non fu la mancata sicurezza della ditta, ma un errore dei lavoratori.I titolari della Umbria Olii, da subito indagati per l’omicidio, vogliono 35 milioni di euro. La richiesta è stata formalmente avanzata presso la Procura di Spoleto ed è firmata direttamente da Giorgio Del Papa, amministratore delegato della società. Dopo l’incidente, Del Papa era stato accusato di «disastro colposo con l’aggravante della “colpa con previsione dell’evento”, violazione delle norme sulla sicurezza (tra cui l’omissione dolosa dei mezzi di prevenzione) e omicidio colposo plurimo». In sostanza, l’accusa sostiene che i vertici dell’azienda sapevano che nei silos c’era del gas che avrebbe potuto esplodere da un momento all’altro. Per questo, sostiene Del Papa, la colpa dell’incidente non è dell’azienda che sapeva del gas e non ha avvertito nessuno, ma degli operai che l’hanno fatto esplodere usando la fiamma ossidrica: «La causa dell’esplosione e quindi dell’evento mortale e di tutti gli altri danni che ne sono derivati – si legge nella richiesta di risarcimento danni – ad altro non possa essere ascritta se non, da un lato, al fatto che l’impresa appaltatrice e i suoi dipendenti non hanno rispettato le modalità esecutive preventivamente concordate e, dall’altro, al fatto che l’impresa appaltatrice e i suoi dipendenti, nonostante non fosse stato concordato, per risparmiare tempo ed entità di lavoro, hanno fatto ricorso all’uso della saldatrice».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76724